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09 November 2011 @ 10:21 pm
[RPF Calcio] Auguri, Capitano  
Fandom: RPF Calcio
Titolo: Auguri, Capitano
Beta/Prelettrice: Intera nessuno. Ed p questo il problema.
Raiting: PG
Words: 6271 (WCT)
Personaggi/Pairing: Alessandro Del Piero/Claudio Marchisio (Delpisio *-*). Alessandro Del Piero, Claudio Marchisio, Gigi Buffono e... oddio, se vi dico tutta la Juve e qualche compagna e moglie qua e là non faccio prima? u.u
Avvertimenti: Slash (non ci era arrivato nessuno, mi sa), un po' di angst, qualcosa tipo umorismo-ironia distorta (è un avvertimento, sì), Fluff? Forse u.u
Note dell'autore: Alloooora. Questa è per [info]babydoe111 e questa volta per un motivo serio, cioè che lei il primo di Novembre ha compiuto gli anni! *-* E, per non farla sentire tanto vecchia, le ho voluto fare questo quasi-regalo! Tanti auguri donna! E sta' tranquilla che le rughe non ancora ti arrivano, su u.u
Altra cosa: AUGURI CAPITANOOOO! Anche se non mi senti, lo so che sai che ti voglio bene u.u 
DISCLAIMER: Non sono miei nè è successo nè voglio offenderli o guadagnare con sta roba eccetera.

« Mercoledì è il compleanno di Ale. »
Gianluigi Buffon riesce a incasinare la totalità dei pensieri nella testa di Claudio Marchisio in tre secondi. Questo il tempo che impiega a  pronunciare quella frase, sei parole in croce che sanciscono definitivamente la fine della pace interiore del suo compagno di squadra.
« Porco Giuda, è vero! »
Le parole di Simone Pepe lo svegliano dal suo stato di catalessi improvvisa, lo salvano da una morte tragica per arresto cardio-respiratorio (che fine triste, sarebbe stata) e lo consolano molto, riportandogli alla mente che non è l’unico imbecille ad aver dimenticato il compleanno dell’essere più perfetto del mondo.
« Cosa facciamo? Probabilmente sarà l’ultimo compleanno che… »
Saggiamente, Leonardo Bonucci tronca la frase a metà ed evita di mandare a puttane una bella giornata ricordando al mondo che il mondo sta per finire. Perché quello succederà, alla fine della stagione, e Claudio sa che non serve a niente prendersi per il culo a pensare il contrario.
« Gli organizziamo una festa a sorpresa? » chiede allora Simone, tutto elettrizzato al pensiero e con la mente già proiettata ai casini che farà, in caso di assenso.
« Compie trentasette anni! Può fregargliene di una festa di merda organizzata da Simone Pepe? »
Le parole di Michele Pazienza mandano subito all’aria i programmi del romano, che smette di allacciarsi i pantaloni per squadrarlo con una faccia atona e delusa. Michele potrebbe anche sentirsi in colpa, se non stesse parlando con un romano juventino - che tra l’altro ha contribuito a massacrare la sua Inter.
« Invece secondo me sarebbe un’ottima idea! » dice Gigi, sbattendo i guanti nella borsa con un po’ troppa enfasi. Ha in mente qualcosa, l’hanno già capito anche i fili d’erba del campo fuori.
« Sono d’accordo con Gigi e Simone, io! Ale sarebbe felice di vedere tutti i suoi amici a festeggiarlo. » dice Giorgio, sorridendo contento per la trovata geniale di Simone.
Trovata geniale di Simone. Andiamo bene…
« Tu che dici, Cla’? Potrebbe piacergli una festa a sorpresa? »
Se Alessandro Matri sia diventato all’improvviso un brutto bastardo, Claudio non lo può indovinare. Sa solo che alle sue parole diventa color pomodoro maturo nel mese di Agosto, vorrebbe sotterrarsi e invece può solo schiarirsi la voce e seppellire la faccia nel suo armadietto, facendo finta di cercare qualsiasi cosa. Alessandro ridacchia allora, non cattivo, semplicemente divertito per la reazione eccessiva del suo compagno di squadra. E’ un bravo ragazzo lui, mica lo fa apposta a colpire e affondare.
« Io… Io penso sia una bella idea, sì sì! » dice, sempre con la faccia nascosta e cercando di deviare il prima possibile l’attenzione da se stesso. Diamine, già a lui non piacciono che la gente lo consideri troppo, poi ci si mettono anche i cretini che lo prendono per il culo involontariamente! Bene.
Lo spogliatoio si riempie di voci, complimenti per l’idea, pacche sulle spalle e Simone che si volta verso Michele con l’espressione più soddisfatta che un qualsiasi uomo gli abbia mai letto in faccia. L’interista, da parte sua, sbuffa e torna ad allacciarsi le scarpe con una smorfia incredula sulle labbra.
« Benissimo. Lasciate fare a me che… » inizia a dire il romano, ma Gigi non lo lascia finire.
« Il secondo capitano sono io, decido io. Allora, innanzitutto… » ma anche lui viene frenato.
« Fino a prova contraria il capitano prima di te e di Ale ero io, quindi sta’ zitto e non ti mettere avanti. » dicendo ciò entra, seguito a pochi passi dalla sua grande autorità, Antonio Conte (“il capitano!” aggiunge qualche tifoso nella sua testa).
« Ma oramai tu hai lasciato, mister… » gli fa gentilmente notare Giorgio, che viene sbilanciato verso gli armadietti da una manata dell’estremo difensore.
« Vecchio, cosa stai dicendo? » dice questo, entrando sul povero compagno con un’azione da fallo-cartellinorosso-rigore-DASPO.
« Sono il tuo allenatore, porta rispetto! »
Inutile dire che se non fosse per la pazienza, calma, grandissima azione diplomatica di Giorgio, quell’allenamento sarebbe finito nel sangue.
« Dai ragazzi, su, smettetela. Non dovevamo pensare al compleanno di Ale? » dice infine, mettendosi in mezzo e spingendo i due per separarli. Tutto lo spogliatoio inizia a ridere e scompisciarsi perché, onestamente, quando mai il portiere e l’allenatore di una squadra sono passati dal volersi bene, al rivendicare la fascia, al quasi picchiarsi a vicenda, per poi ridere insieme e prendersi a pacche sulla schiena in allegria? Come stanno facendo ora Gigi e Antonio, in sintesi.
« Dai raga’, seri e organizziamo ‘sta cosa! »
E se anche Fabio Quagliarella, con tanto di accento napoletano senza speranza, decide di fare qualcosa seriamente, allora si deve fare.
 
Alle dieci, quella sera, sono rimasti nello spogliatoio Gigi, Giorgio, Antonio, Fabio, Pavel (che si è precipitato a Vinovo dopo aver saputo da qualcuno che si stava organizzando qualcosa per Alex, che bravo ex-compagno), Simone, Michele e Claudio.
Qualcuno aveva anche proposto di chiamare i magazzinieri, o tutt’al più fermare qualcuno che stava passando di lì, per organizzare una partitella. Quel qualcuno è Simone, manco a dirlo.
« Allora siamo d’accordo. Tutti ci facciamo i cazzi nostri tranne tu, Claudio, che passerai il pomeriggio con Ale e lo porterai alle sette e quarantatre minuti a casa sua. Ok? » dice Antonio, ricapitolando la faccenda.
« Cla’, non ti preoccupare, anche alle otto meno un quarto va bene. » dice Gigi, sorridendogli come se avesse appena risolto un problema esistenziale.
Claudio, al pensiero di passare un pomeriggio solo con Alex, quasi muore. Ci sono due possibilità, alla luce di tutto ciò: o ha dei compagni di squadra molto svegli e molto bastardi, che notando la sua epocale quasi-cotta per Ale hanno deciso di fargli fare una gran bella figura di merda; o la fortuna lo prende per il culo. Riflettendoci, forse sono entrambe vere.
« Ok, sì. » dice, annuendo poco convinto. Di mettersi contro quella gabbia di matti, però, non ha nessuna intenzione, né tantomeno ha voglia di stare lì altre due ore a riorganizzare tutto – manco fosse la partita contro l’Inter – solo perché è un moccioso codardo. Quindi sta zitto e accetta il suo ruolo.
« Ora possiamo andare? » chiede Michele, che si era rintanato all’estremità dello spogliatoio, scuotendo la testa e rispondendo con una smorfia infastidita a ogni domanda che Simone gli poneva per non farlo sentire troppo escluso. Perché diavolo fosse rimasto, non ancora riesce a capirlo.
« Cinque minuti Miche’, poi annamo! Cazzo quanto rompi però! » questa è la gentile riposta che Pepe gli rivolge, senza neanche preoccuparsi di limitare l’accento romano. Tanto Michele lo capisce.
« Allora ok. Ci vediamo all’allenamento raga’. Avvisate chi vi tocca e buonanotte. » dice Fabio, prendendo la borsa e avviandosi, ma viene fermato da un urlo.
« Fermi tutti! » esordisce Gigi, facendo pietrificare chiunque nel raggio di due-tre chilometri.
« Cosa c’è, Gi’? » chiede Pavel, pronto a risolvere ogni problema.
« Sincronizziamo gli orologi. » dice il portiere, mettendo mano al suo.
Un sonoro “Ma va’ a cagare!” sancisce la fine di quello strano/incredibile/tremendo allenamento.
 
***
 
Come prestabilito Antonio concede il pomeriggio libero a tutti, il giorno del compleanno di Alex, e nessuno si chiede per quale motivo l’intera squadra tranne Claudio si sia cambiata, lavata, rivestita e sia scomparsa in tempi record anche per Houdini. Anche perché l’unico a non conoscere il motivo di tale madornale impresa è Alessandro, che non dubita dell’importanza degli impegni che hanno spinto i suoi compagni a polverizzarsi in meno di dieci minuti. E’ un capitano fiducioso, lui.
Claudio si fa mentalmente un paio di segni della croce, poi decide che è ora di diventare un bravo attore.
« Ale? » lo chiama, poi si sente un idiota visto che sono gli unici in tutto il centro – lo sa che sono gli unici in tutto il centro – e quindi non ci sono altre persone a cui potrebbe rivolgersi.
« Dimmi. » risponde però Alex, sorridendo come sempre e fregandosene che nessuno gli ha ancora detto tanti auguri come si deve. Claudio lo ha chiamato, quindi andrebbe bene anche se gli chiedesse di prestargli la fascia per due o tre mesi, gliela darebbe. In effetti gliela darebbe comunque la fascia, a Claudio.
« Ecco… Visto che oggi è il tuo compleanno, che ne diresti di andare a mangiare qualcosa? Sempre se non hai impegni con Sonia o i bambini o la famiglia o… chiunque. » dice, cercando di sembrare più adulto e normale possibile. Claudio, su, sei grande e ce la puoi fare.
Alex sorride sorpreso e contento all’udire quella proposta, poi però un’ombra gli oscura il viso.
« Mi farebbe piacere, Claudio, ma penso che Sonia abbia già qualche program…ma. » finisce la frase mentre tira fuori il cellulare, che a quanto pare ha vibrato. Claudio lo osserva mentre legge il messaggio, come se stesse per tirare di nuovo quel rigore quel giorno lì a Berlino – sempre il nove, ma del Luglio di qualche anno prima.
Alex sorride e lo guarda, riponendo il cellulare in tasca.
« Cambio di programma, Sonia porta i bambini dai nonni e sono tutto tuo. » gli dice allegro. E’ davvero contento che Sonia abbia deciso così, e sa che non dovrebbe perché è il giorno del suo compleanno e di solito si passa con la famiglia. Ma si sente come se gli avessero fatto un grandissimo regalo, a consegnargli un pranzo da solo con Claudio, quindi lo accetta e sta zitto.
Proprio allora arriva un messaggio anche al ragazzo, che ringrazia di cuore per essere stato distratto dal pensiero delle parole di Alex - che in quel momento potrebbero fargli molo molto male - e lo legge.
 “Visto che è servito, sincronizzare gli orologi?” Mittente: mister Conte.
Ora Claudio sa che l’intera squadra è riunita con Sonia e chissà quanta gente in qualche casa random a organizzare cose e, soprattutto, sa che Gigi ha il cellulare del mister e per qualche strano motivo la cosa lo spaventa. Decide di non pensarci e concentrarsi su Alessandro, che ora lo guarda un po’ preoccupato, quindi si sente in dovere di chiarire.
« Roberta dice che Davide ha deciso di andare al McDonald, quindi posso fare tardi quanto voglio.» dice quasi atono, provocando l’ennesimo sorriso di Alessandro. Si mette la borsa in spalla e si avvia verso la porta, complimentandosi con le sue doti di attore nato. Ora deve solo riuscire ad arrivare alla macchina senza inciampare nel nulla per strada. Gioca in serie A, cavolo, può riuscirci.
E infatti ci riesce e quasi inizierebbe ad esultare nel parcheggio di Vinovo, se non si rendesse conto di aver fatto tutto il tragitto senza spiccicare una parola in croce. Un silenzio tombale regna sovrano.
« Allora… Dove vogliamo andare? » chiede, sentendosi davvero un grandissimo stupido. E’ lui ad averlo invitato, no? Allora dovrebbe avere già in mente qualcosa, o sbaglia? No, non sbaglia, quindi è cretino.
« Che ne dici del messicano su Corso Casale? Ti piace il piccante? » chiede Alex con un sorrisone tanto grande che solo un cieco non capirebbe quanto voglia andare in quel posto. Quindi Claudio, non essendo cieco, annuisce.
« Ci vediamo là, allora? » chiede, aprendo la porta del passeggero per scaricare la borsa.
« Macchè! Dai su, lascia quella borsa e vieni, che ti insegno una scorciatoia. » dice Alessandro, avviandosi verso la sua macchina, girandosi dopo qualche passo e facendogli segno di seguirlo. Claudio, dopo essere rimasto sorpreso un paio di secondi, decide che la parola del capitano non va mai messa in discussione, quindi lo ascolta.
 
Dopo una mezz’oretta buona si trovano al ristorante, con i menù tra le mani e un cameriere che cerca di spiegare a Claudio cosa diavolo sia una “Fajitas”. Alessandro lo guarda concentrarsi e sforzarsi di capire, e sorride. Claudio, da parte sua, riesce solo a fare smorfie, indicando nomi strani sul menù per chiedere informazioni. Ogni tanto si porta la mano a grattarsi dietro la nuca, talmente confuso che non si accorge neanche che Alex lo sta fissando da cinque minuti buoni, con un sorrisone decisamente troppo “dolce” sul viso e il menù abbandonato davanti a lui.
« Senti, facciamo così: portaci una porzione di Nachos abbondante, una Fajita e … Claudio, ti piace il Chili? Sai cos’è no? Una roba di fagioli, carne e mooolto piccante. » chiede allora Alessandro e Claudio è costretto ad alzare lo sguardo e a notare l’espressione estasiata del suo compagno di squadra, quindi non può far altro se non annuire in silenzio, arrossendo vagamente.
« Ok, allora anche un Chili, tutto a fantasia del cuoco. Grazie mille. » dice il capitano, prendendo in mano la situazione e sorridendo gentile – come sempre, non è certo una novità – al cameriere.
« Grazie a lei, cosa vi porto da bere? » chiede allora il ragazzo, sulla ventina, biondo e magrolino – decisamente POCO messicano – che è sull’orlo di una crisi di nervi perché “oddio sto prendendo l’ordinazione ad Alessandro Del Piero e Claudio Marchisio e sto spiegando al Principino cosa sia una fottuta Fajitas e il Capitano mi ha detto grazie! Grazie!”.
« Due birre piccole, grazie. Quelle buone che avete voi. » finisce, facendo un occhiolino a Claudio. Il quale, ovviamente, rischia un collasso, ma non lo dà a vedere più di tanto e continua a vivere.
Il ragazzo, dopo aver finito di segnare e ringraziato, si defila tutto emozionato lasciandoli soli, e Claudio pensa in modo vago che probabilmente starà rivoluzionando mezza cucina per far sì che abbiano un servizio di alta classe, così magari ci scappa anche una foto e un autografo con il capitano. Mica pensa potrebbe essere ammirato anche lui, macché! Lì di fianco c’è Alex Del Piero, mica il buon Fabio di “Striscia la notizia”!
« Allora Claudio, cosa mi dici? » chiede la Leggenda, con tutta la tranquillità del mondo.
« Grazie per avermi salvato.» dice, prendendosi il volto tra le mani e massaggiandosi le tempie. Quei cinque minuti l’hanno distrutto più dell’allenamento.
« Da cosa? » chiede Alessandro ridendo.
« Dal menù. Non ci capivo un’acca… » risponde Claudio a bassa voce, vergognandosi un po’.
« Ma dai! Non sei mai venuto a mangiare messicano? » chiede interessato l’altro, sporgendosi a prendere una tortillas dal cestino poggiato sul tavolo.
« Un paio di volte, ma così tanto tempo fa che non ricordo neanche se fosse qui a Torino. » risponde Claudio, prendendo anche lui una patatina.
« Davvero non ti ho mai portato? » chiede sorpreso Alessandro, e gli sembra davvero impossibile non aver accompagnato Claudio in una delle sue avventure nella cultura mondiale. Se non glielo assicurasse l’altro con un cenno d’assenso, non ci crederebbe.
« Incredibile! Quando David giocava ancora con noi, lo costringevo a seguirmi. » racconta Alessandro, sorridendo. Guarda un attimo Claudio prendere una patatina, in silenzio.
« Ehi aspetta Cla’, quella è picc… » non riesce a finire la frase, che Claudio mette in bocca una tortillas con sopra una quantità più che industriale di salsa messicana al pomodoro aromatizzata al peperoncino piccante. Ed è una catastrofe. Se Claudio dovesse raccontare cosa sia la cosa più bollente con cui abbia mai avuto a che fare nella sua vita, citerebbe senza dubbio quella giornata e quel pranzo.
Alessandro fortunatamente, tra una risata e l’altra, riesce a recuperare una bottiglietta d’acqua e a porgerla a Claudio, che la beve tutto d’un sorso e si riprende, ringraziando il cielo e il suo capitano in tutte le lingue che conosce.
Un buon inizio pranzo senza dubbio. Se non altro ha fatto fare qualche risata ad Alex, al prezzo di sembrare per l’ennesima volta un idiota inesperto al primo appuntamento. In effetti, un po’ così ci si sente davvero.
 
Durante il pranzo non ci sono fortunatamente altre travagliate e “brucianti” esperienze come quelle della tortillas, complice anche il fatto che Alex avvisa Claudio ogni qual volta stia anche solo per iniziare a guardare con interesse talune pietanze vagamente speziate. Claudio si sente un bimbo di tre anni, ma visto che visto che di fianco ha Alessandro, lo accetta e va bene così.
Una volta finito di mangiare, tra tante risate e sorrisi e chiacchiere varie – non c’avrebbe mai scommesso, Claudio, che sarebbe riuscito a parlare tanto con Alex senza morire di qualcosa – arriva un messaggio sul cellulare del centrocampista.
“Serve tempo.” Mittente: mister Conte.
Claudio sospira e fa per risponde, ma prima scorge con la coda dell’occhio Alessandro che alza un dito.
« Non ti azzardare a cacciare un euro! » gli dice, per la prima volta determinato come se fosse di fronte ad Abbiati, solo e con la palla tra i piedi. Alessandro è piacevolmente sorpreso e abbassa un dito senza dire niente, sorride e basta.
Il cameriere arriva e Claudio chiede il conto, senza togliere per un attimo gli occhi di dosso al suo compagno, quasi temesse di venire tradito. E’ il suo capitano e Claudio sa che non lo farà mai. Lo sa, ma non smette di guardarlo. E nemmeno Alex smette.
Dopo qualche secondo, si ricorda che ha un messaggio a cui rispondere.
« Scusa un secondo. » dice e inizia a digitare.
“Avevamo detto le otto meno un quarto, no? Fino alle otto e un quarto state tranquilli.”
Invia il messaggio e tira fuori il portafoglio, aspettando che il ragazzo torni. Arriva un altro messaggio e, dopo aver fatto una smorfia infastidita che fa ridere Alex, lo legge.
“Ok, Principino. Se continui così domenica giochi sicuro, fidati di me.” Mittente: mister Conte; ma Claudio sa che c’è Gigi dall’altra parte.
« Ecco qua. » dice il cameriere quando torna con il conto e, mentre Claudio si alza per andare alla cassa – non sia mai che Alex capisca quanti soldi sborserà, anche perché sono diciotto a testa e la mente di Claudio continua a dire che dieci più otto uguale diciotto, dieci più otto, mica cazzi – il ragazzo parla.
« Scusate se vi sembro indiscreto, ma… Per caso… Potrei avere una foto con voi? Sono un grande tifoso della Juve e quindi… » chiede il biondo, arrossendo come un quindicenne alla prima fidanzatina. Claudio resta immobile, quando capisce che avendo usata la seconda persona plurale intende anche lui oltre ad Alex, e adesso sembra lui il quindicenne. Alessandro invece sorride e si alza, mettendosi di fianco a lui. Il ragazzo tira fuori il cellulare e si posiziona dall’altro lato.
« Sorridi. » gli sussurra il capitano, vicino all’orecchio, e Claudio allora esegue come se fosse un ordine venuto dal cielo.
Il ragazzo scatta e, dopo aver ringraziato una trentina di volte, torna in cucina entusiasta. La faccia di Claudio è ancora tesa in quel sorriso da fotografia che fa scoppiare a ridere Alessandro.
« Dai che ci sei abituato! Chissà quante ragazze ti avranno chiesto una foto! » ride, mettendogli un braccio intorno alle spalle e avviandosi con lui. Claudio sta zitto, si limita a porgere scontrino e contanti alla cassa, senza preoccuparsi neanche di prendere il resto.
Se l’è davvero solo immaginata, la punta di gelosia nelle parole di Alex?
 
Il pomeriggio passa in fretta – anche troppo secondo Claudio – tra passeggiate lungo Corso Emanuele, il caffè in un baretto a caso, i giri per i negozi, i racconti.
Davvero non riesce a capirlo, Claudio, come abbiano fatto a passare tutte quelle ore insieme senza rendersene davvero conto; fatto sta che si è fatto buio, sono le sei passate e nessuno dei due ha la minima voglia di tornare a casa. Stanno camminando verso la macchina di Alex, parcheggiata abbastanza lontano visto che durante il pomeriggio hanno macinato più chilometri che nell’allenamento di quella mattina, e parlano del più e del meno. L’argomento preciso è la serie di sconfitte che l’Inter sta collezionando una dopo l’altra. Dal sorriso accennato sulle labbra di Claudio, Alessandro intuisce che le sventure dei nerazzuri lo rallegrano molto più di quanto lo preoccupi l’andamento sempre più livellato verso il basso del campionato.
« Che poi non capisco come faccia certa gente a reclamare quegli Scudetti. Cavolo, li hanno vinti solo perché ci hanno tolto di mezzo! E ora che siamo tornati si vede come sia grande, la loro Inter!» dice Claudio, un po’ arrabbiato come ogni juventino che si rispetti.
« Sono nostri, quegli Scudetti. Li abbiamo vinti noi sul campo e lo sanno tutti. » si limita ad affermare Alessandro, guardando dritto di fronte a sé, il sorriso che l’ha accompagnato durante tutto il pomeriggio scompare. Claudio, notando ciò, decide che è tempo di cambiare discorso, perché al suo compleanno Alessandro deve solo essere felice. Guarda l’orologio e, vedendo che manca ancora più di un’ora al momento X, decide di proporre qualcosa da fare.
« Ale, ti andrebbe… » inizia a dire, ma non sa davvero come finire. Cosa diavolo potrebbe volere ancora Alex? Insomma, hanno mangiato, bevuto, passeggiato, parlato… Di certo non può consegnargli la Champions così, su due piedi, anche se pensa che probabilmente se chiamasse Platini e gli dicesse che è per Del Piero, lui gliela porterebbe su un pony seduta stante. Però qualcosa deve dirla, quindi opta per la prima che gli viene in mente.
« Ti andrebbe una cioccolata calda? » chiede e, una volta resosi conto di quello che ha proposto, diventa bordeaux. La cioccolata calda? Ma davvero, Cla’? Bene: se prima sembravi un quindicenne al primo appuntamento con la cotta secolare, adesso sembri UNA quindicenne. Dalla padella alla brace, complimenti.
Alessandro si volta e lo guarda, e Claudio si sente subito un genio quanto vede le sue labbra distendersi nuovamente in un sorriso fantastico. Altro che stupida ragazzina, è un mago!
« Va benissimo, per me. » dice il capitano, cercando con gli occhi un bar o una cioccolateria. Per la prima volta Claudio è più svelto di lui. Dà un colpetto al braccio di Alessandro e gli fa cenno di seguirlo.
Così si ritrovano seduti a un tavolino in un angolo decisamente molto nascosto di un locale a caso tra i tanti. Una cosa abbastanza anonima e a entrambi va benissimo così. Tra le persone che passano accanto senza accorgersi di loro, il chiacchiericcio sommesso dei presenti, i rumori della strada di fuori; si sentono quasi in intimità. Hanno appena ordinato le loro cioccolate calde – Alex fondente e Claudio alla gianduia, da torinese doc – che il più giovane sente il bisogno di porre una domanda che gli gira insistentemente nella testa da un bel po’, tipo i tamarri neo-patentati che vanno per il paese con l’auto nuova senza un apparente motivo. E sono fastidiosi e faresti di tutto per toglierli dalle palle, pensa Claudio. Quindi anche se gli sembra una domanda un po’ fuori luogo e potenzialmente molto bastarda, decide che deve liberarsene e se non lo fa adesso – con Alex che sorride e quei due tazzoni fumanti davanti agli occhi – avrà perso la sua chance per sempre.
« Ale… » inizia a dire, girando il cucchiaino nella bevanda di fronte a sé. Mentre guarda il fumo salire e disperdersi, scomparire, vorrebbe che anche quella sua preoccupazione avesse la stessa consistenza di quel vapore, fosse destinata a dissolversi entro pochi secondi. Purtroppo però non è così, e allora quella domanda deve porla subito.
« Posso farti chiederti una cosa? » sussurra, un po’ più sicuro mentre posa lo sguardo sul viso di Alessandro. Lo sta guardando, attraverso il vapore, e sorride. E’ bellissimo.
« Certo Claudio, chiedi anche? » risponde il capitano, totalmente rilassato nonostante abbia capito dalla tonalità di blu degli occhi dell’altro che la domanda non sarà poi tanto “tranquilla”.
« Quindi… » dice Claudio, poi si morde il labbro inferiore, indeciso su come continuare. E’ difficile chiedere a qualcuno se a Giugno rinuncerà a tutto ciò che ha avuto negli ultimi vent’anni, cazzo. Poi, mentre un film della vita di Alex gli scorre nella mente con tanto di colonna sonora a effetto, gli viene l’illuminazione celestiale. Prende un respiro e smette di torturare quel povero labbro innocente, e Alessandro ha già capito ogni cosa.
« Quindi l’anno prossimo dovrò regalati un biglietto per la partita, al compleanno? » gli chiede, sperando con tutto il cuore che il capitano riesca a captare i suoi pensieri e a cogliere il senso di quella domanda in apparenza tanto insensata. In apparenza. Infatti Alessandro sospira, sostituendo il sorriso rilassato di prima con uno amaro, triste… stanco? Allora Claudio capisce che Alex ha capito; Alessandro capisce sempre dopotutto.
Si prende la testa tra le mani e per quei dieci secondi netti il più giovane si sente la persona peggiore al mondo, ma ha dovuto. Aveva bisogno di chiederglielo, era diventata una cosa quasi fisica. Quindi aspetta, perché l’unica cosa che può fare e dargli tempo, e magari chiedergli scusa per essere stato tanto egoista e aver pensato alla propria curiosità prima che alla sua felicità.
« Scusa Ale, non volevo…» inizia a dire, ma ovviamente l’altro lo interrompe.
« No Claudio, stai tranquillo, davvero. Non devi scusarti proprio di niente. » dice, ridacchiando un po’ forzatamente. Poi torna all’espressione esausta di prima.
« Tu sai che, se dipendesse da me, io resterei alla Juve per sempre, no? Insomma, io con quella maglia… ci andrei in guerra contro il mondo. Lo sai, sì? » chiede, abbassando le mani sul tavolo e guardando Claudio che annuisce, convinto. Sorride, è contento di sapere che l’altro lo conosce almeno quel poco. Forse però non sa che quel ragazzo oramai lo conosce come le proprie tasche – o, meglio ancora, come la sala trofei dello stadio – a furia di vederlo come il mito della sua vita. E non solo.
« Bene. Però un certo momento arriva per tutti, Claudio, è questo che devi… dovete accettare. Io sono… » dice Alessandro, girando il cucchiaino nel liquido scuro.
« Tu non sei vecchio. » lo anticipa l’altro, guardandolo determinato e convinto, davvero troppo convinto. Così tanto che quasi quasi anche Alex si convince di ciò, e sorride.
« Invece sì, Cla’. Magari ce la faccio ancora a giocare, ma la Juve… la Juve merita di meglio. Il meglio, che non sono io. Non più almeno. » dice, più sereno e tranquillo di prima. Parlare di tutto questo con Claudio è più semplice che farlo con troppe altre persone; questo forse perché lui, con la sua calma, il silenzio, il saper ascoltare, finisce per influenzare anche l’umore di chi l’accompagna. Forse però è solo che lui gli ha sempre voluto un po’ troppo bene; un po’ troppo per un semplice compagno di squadra da istruire e aiutare; un po’ troppo anche per essere il suo capitano o un suo amico. O almeno per essere solo quello.
« Chi c’è, meglio di te? » sussurra Claudio a quel punto, facendo sentire Alex orgoglioso come solo la Champions tra le mani riesce a rendere. Ride, perché davvero non può fare altro.
« Be’, ho qualche nome che ha un paio di anni di meno e qualche pallone d’oro in più. » dice cercando di smorzare la tensione, ma Claudio stava dicendo sul serio. Così restano in silenzio per un po’, mentre la gente fuori dal locale continua a camminare e andare avanti per la sua strada, impassibile e ignara di tutto ciò che sta avvenendo a pochi metri di distanza. La maggior parte di quelle persone, tra l’altro, farebbe carte false per partecipare alla discussione, se sapesse di essa. Invece nessuno si accorge di loro, neanche i clienti del bar, troppo impegnati a pensare ad altro per cogliere l’attimo e andare lì anche solo per un autografo. E’ così che i momenti scorrono senza che nessuno se ne preoccupi, le opportunità vengono trascurate e i sogni… svaniscono. Così, per dimenticanza.
« Sarai sempre tu... » dice a un certo punto Claudio, senza alzare gli occhi dal cucchiaino che sta girando nella cioccolata. Alex lo fissa e le riesce a vedere la tristezza e la disperazione nel suo sguardo, tutte condite da una bella dose di impotenza disarmante. Gli fa, se possibile, ancora più male.
« Cosa? » chiede con un sorriso triste, anche se ha capito. Si sa, che Alessandro capisce sempre. Allora Claudio alza gli occhi e li fissa nei suoi.
« Il Capitano. »
E’ una liberazione, un urlo e una preghiera. Una dichiarazione. Il suo modo di dire ti amo, forse.
E tanto basta.
Alex sorride, questa volta grato, grato davvero perché Claudio riesce sempre a farlo sentire incredibilmente, meravigliosamente importante. Non sa nemmeno per quale motivo si senta così soprattutto – solo – con lui, visto che mezzo mondo lo ritiene uno dei calciatori più talentuosi degli ultimi vent’anni eccetera. Forse è perché quel ragazzo, quando lo guarda, è come se avesse davanti l’unica persona che davvero conti sulla faccia della Terra. Tra sette miliardi, lui soltanto.
« Grazie Cla’. » risponde, sempre con quel sorriso che fa arrossire il più giovane mentre abbassa gli occhi.
« Che dici se degniamo di un po’ di attenzioni queste cioccolate? » chiede allora Alex, ridacchiando e iniziando a bere la sua, senza smettere di guardare l’altro con quello sguardo tanto riconoscente quanto stupendo. Claudio quasi ci affogherebbe a quel punto, nella cioccolata – o in quegli occhi color cioccolata?
Annuisce e prende la tazza, scaldandosi le mani a contatto con la superficie tiepida e liscia. Alex se ne andrà, gliel’ha appena confidato e quindi è ufficiale adesso – prima, quando l’aveva detto Agnelli, non lo era ancora, non per lui. Nonostante questo, però, non riesce ad essere troppo devastato, come aveva invece immaginato che sarebbe successo. Forse perché sta ancora passando uno dei pomeriggi più belli della sua vita con l’uomo più perfetto (della sua vita) che abbia mai conosciuto. Forse perché è ancora il nove Novembre e non vuole pensare sette mesi in anticipo. E così mentre pensa e riflette su date e affini, gli torna in mente che è ancora il compleanno di Alex, e ha un programma da rispettare.
« Buona. » dice, leccandosi il labbro superiore per cogliere ogni singola goccia di quel liquido dolce e ottimo. Davvero, solo mamma la sa fare meglio. Alex lo guarda, gustando anche lui il gusto del cioccolato. Che combinazione perfetta, Claudio e il cioccolato. Vorrebbe tanto fare i complimenti a chi ha organizzato quella scena.
Claudio non si accorge degli occhi di Alessandro su di sé e guarda l’orologio. Gli manca il respiro a vedere che sono le sette e mezza e tra un quarto d’ora lui dovrà portare Alex sotto casa sua. Non vuole che il pomeriggio finisca, non vuole che tutto torni alla normale quotidianità. Anche perché dopo quelle ore non ci riuscirebbe comunque.
Sarebbe un po’ come consegnargli il pallone d’oro e poi cacciarlo dalla Juve il giorno dopo, senza preavviso, fregandosene di tutti quegli anni. Una cosa un po’ crudele. Sarebbe un po’ troppo, no?
 
***
 
“Dove cazzo siete?” Mittente: Sonia. Claudio non ci crede neanche per un istante che sia lei e infatti, un paio di secondi dopo, arriva un altro messaggio.
“Scusa, Cla’, era quello scemo di Gigi. Ma davvero, dove siete finiti? Sono tutti qui. Dai su, vi stiamo aspettando. Sonia”.
Ah, adesso sì. Sono le otto passate e hanno davvero ragione, ma non riesce a pensare alla sclerata a cui potrebbe andare incontro se non si sbrigasse ad arrivare a casa del suo capitano. Questo per un semplicissimo motivo: è ancora con lui e non ha intenzione di accelerare proprio un bel niente. Se c’è una cosa che ha imparato durante quel pomeriggio è che si deve godere ogni singolo minuto che ha ancora a disposizione con Alex, compresi quegli ultimi secondi di fronte alla sua macchina.
« E’ stato un bel pomeriggio, grazie Claudio. » dice Alessandro dopo un po’ di tempo passato in silenzio a pensare.
« Sì, infatti. Prego. » risponde Claudio. Prego? Ecco, ora sta decisamente riprendendo in considerazione l’idea di tempestare di testate il paraurti.
« Grazie anche a te… » aggiunge poi, sperando di raddrizzare il discorso di fine giornata.
Il difficile, con Alex, sono proprio l’inizio e la fine. L’inizio perché si è terrorizzati a parlare con una tale leggenda, intimidisce anche con il suo sorriso rassicurante. La fine perché è appunto la fine, e nessuno vorrebbe mai finire con una persona del genere.
Il capitano ridacchia a quel punto, appoggiandosi con un fianco alla portiera dell’auto di Claudio, mentre continua a guardarlo. Il più giovane da parte sua resta fermo.
« Mi sa che è tardi… » dice a un certo punto per spezzare l’imbarazzo, sperando con tutto il cuore che quella frase non suoni come un “mi sono stancato di te, ciao”, perché non è affatto così. O per l’amor del cielo, no!
« Già … » sussurra Alex, in risposta, senza smettere di fissarlo. Claudio inizia a sentirsi vagamente osservato, dopo dodici ore che l’altro non ha occhi che per lui. Ma solo vagamente. L’ennesima vibrazione del telefono lo manda in esasperazione, è quasi deciso a spegnerlo, se non fosse per il suo capitano che decide di diventare curioso.
« Ma come mai ce l’hanno tutti con te, oggi? » gli chiede, sorridendo tranquillo e per niente turbato dal continuo interrompere del cellulare. Claudio decide di dire la cosa più stupida che gli viene in mente.
« Ma non lo so. Sono tutti strani, oggi. E’ un giorno particolare, boh… »
Stranamente gli riesce anche abbastanza bene, quella bugia. Ma un piccolo particolare lo frega.
« Cazzo … » dice all’improvviso, alzando la testa verso il compagno di squadra. Resta fermo e trattiene il fiato. Come diavolo ha fatto a non ricordarsi di dargli gli auguri? Ma è proprio idiota allora! Completamente imbecille! Fortunatamente c’è la macchina a sorreggerlo e non deve camminare, altrimenti inciamperebbe al centocinquanta per cento, tanto per fare un’altra bella figura!
« Sono un idiota. Auguri Ale, come ho fatto a non … » inizia a dire, poi si avvicina per dargli i classici baci sulle guance, guidato dall’abitudine, ma una pressione sul petto lo blocca.
« Alt. » gli dice questi, sorridendo. Con una mano lo tiene fermo per un braccio e con l’altra gli impedisce di avvicinarsi, in altre parole Claudio è bloccato nella stretta di Alex. E visto che non gli dà minimamente fastidio, decide di restare fermo e lasciar fare all’altro. Dopotutto è lui, il capitano.
Alessandro resta a fissarlo per un altro paio di secondi; poi con tanta, forse troppa naturalezza, sposta la mano che si trovava sul suo petto tra i suoi capelli e lo abbraccia, stretto.
Claudio ci resta anche un po’ male, a dire il vero, ed è troppo confuso e ubriaco del profumo di Alex per far finta di non sapere per quale motivo. Non fa nient’altro, però; si limita a circondargli il corpo con le braccia e a stringersi maggiormente a lui. Più di così non può permettersi.
L’ennesimo messaggio, questa volta sul cellulare di Alessandro, mette fine a quel momento durato abbastanza – abbastanza? – e li costringe a separarsi. Il capitano lo legge sorridendo.
« Sonia. Sarebbe quasi ora di rientrare. » dice, allontanandosi di un passo. Claudio annuisce e tira fuori le chiavi della macchina per aprirla.
« Grazie ancora, Cla’. » conclude Alessandro, prima di infilare una mano dietro la nuca di Claudio e tirarlo a sé un’ultima volta, per posargli un leggero bacio sulla fronte. Anche quello, come tante altre cose, dura un po’ più del necessario, quel tanto che basta per far venire a entrambi la voglia di approfondire il contatto. Entrambi sanno, però, che non è il luogo né il momento né, probabilmente, la vita giusta.
 
***
 
Alex scende dalla macchina con una quantità di pensieri in mente stratosferica, fortunatamente la sensazione della pelle di Claudio sotto le labbra lo aiuta rendendogli la testa molto leggera. Una situazione decisamente strana, neanche lui sa se definirla brutta o piacevole.
Apre la porta, con la borsa in spalla e uno strano sorriso sulle labbra.
« Sorpeeeeesa! »
L’urlo più scontato del mondo testimonia che la fantasia della Juventus non è decisamente la stessa, fuori e dentro il campo.
« Ce ne avete messo, di tempo, tu e Claudio! » dice Gigi, andandogli incontro con un cappellino colorato in mano. Alessandro lo guarda e scoppia a ridere, è davvero una delle cose più esilaranti che abbia mai visto con quel cencio in testa!
« Pensavamo che vi eravate organizzati un party soli soletti. » sente urlare Simone, da qualche parte in quel casino di gente.
« Auguri, Ale. » dice Pavel, arrivando e mettendogli un braccio intorno alle spalle.
« Grazie ragazzi, davvero. Sono senza parole. Tutto questo per me? » chiede Alessandro. Davvero, non ci avrebbe mai pensato. Credeva che quel pomeriggio, da solo, bastasse come regalo per le prossime cinquanta feste di compleanno.
« E no, per me! » continua Simone, facendosi spazio tra tutti per tirargli una pacca sulla spalla.
« Senti, genio, ma Claudio? » chiede poi il numero sette, accigliandosi e guardandosi intorno.
« Gente, avete visto Claudio? Mi sa che s’è perso pe’ strada! » urla, perché gli sembra doveroso dover avvisare tutti quanti dell’inconveniente. Senza di lui, alla fin fine, non avrebbero potuto fare un bel niente.
« Non so, eravamo a Vinovo fino a venti minuti fa… » dice Alessandro, quasi preoccupato.
« Siete stati tutta la giornata a prende a calci un pallone? » chiede allora Roberta, che sentendo parlare di suo marito si è subito precipitata all’ingresso, con Davide al seguito.
« Ma certo che no! Ci siamo fatti un giro in centro… » rassicura Alex, visto che le facce dei presenti avevano assunto contorni alquanto inumani per lo shock della notizia.
« Ah, eccolo qua… » dice Antonio, arrivato anche lui a fare gli auguri al festeggiato.
Sul vialetto che conduce alla porta di casa, c’è Claudio quasi sorridente. Alex lo guarda avvicinarsi silenzioso, bellissimo come al solito.
« Allora, questa festa? » chiede l’ultimo arrivato.
« Stavamo aspettando te. » gli va incontro Alex, sorridendogli e guardandolo negli occhi.
Claudio non distoglie lo sguardo, anzi. Si ferma a un passo da lui, lievemente fuori dal gruppo degli altri invitati che hanno iniziato a parlare tra loro. Continuano a guardarsi in silenzio e poi, finalmente, Claudio si decide a fare qualcosa.
Si avvicina e, baciandogli le guance come non è riuscito a fare poco prima, gli sussurra quasi nell’orecchio:
« Auguri, Capitano. »
Alessandro si allontana un po’, il necessario per sorridergli e godersi il sorriso di Claudio, uno di quei rarissimi che concede a pochi. Lui è uno di questi.
Se quello sarà davvero l’ultimo suo compleanno a strisce bianconere, ben venga. Sarà stato il più bello di tutti.


P.S.= Se ho fatto errori grammaticali da suicidio mandatemi una lettera, provvederò a suicidarmi u.u Grazie della disponibilità u.u
 
 
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